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Caro Diario...
Questo messaggio è stato inserito da Camael79 il 17/09/2005 alle 17:38 .:. 1000 volte è stato visto ..Non ci sono commenti
Un doppio passo, una cosa che mi hai insegnato tu. Dove il guantone colpisce la carne si arrossa.
Non è l’unica cosa che mi hai insegnato. Il silenzio è un’altra cosa che ho imparato da te.
E quel silenzio me lo porto dentro da anni ormai. L’ho imparato guardandoti negli occhi.
All’inizio tra noi c’era sempre il tuo silenzio, poi anche il mio. Forse è per questo che scrivo tanto.
A volte quando combatto mi sembra ancora di averti davanti. E’ allora che combatto davvero. Perché so che non posso colpirti, che posso ferirti in mille altri modi ma in quello no.
Tu sei molto più brava di me. Devo ammetterlo, ho imparato dalla migliore.
Jab, doppio passo, cambio e affondo un dritto al volto che entra, scardinando difese, muscoli, sudore, tutto un mondo.
Quando ti ho davanti non riesco a sorridere. A volte mi distraggo e due colpi veloci mi raggiungono e mi riportano prepotenti alla realtà.
Mi sveglio “Fatta male?” “No.”
Impossibile ferirmi.
Un giorno tornai a casa con un occhio nero “una pallonata, ma’” giocavo a calcio, era possibile, era l’unica spiegazione che potevo dare, faceva parte del gioco.
Avevo visto il tuo gancio troppo tardi e avevo la guardia bassa, tentai una scivolata ma tu mi raggiungesti prima ed io mi ritrovai stesa per terra, sul tuo tappeto iraniano.
Ti chinasti su di me. “Non parlare”, pensai.
Fiato corto, il tuo respiro sul mio viso, le tue labbra a pochi centimetri dalle mie. “Non parlare.”
Mi rialzo, “Di nuovo!”
Sento il sudore delle mie mani che sta impregnando i tuoi guantoni sempre troppo grandi per me e ricominciamo.
Non ricordo di averti mai battuto seriamente, ma non mollavo mai, lo sparring partner perfetto, che le prende senza mai lamentarsi, contento di quello che fa, su un ring o nella vita, non m’importava, contava solo stare con te, leader o gregario per me non faceva differenza, non la capivo, non la cercavo, non sapevo. E sono diventata lo sparring partner della mia vita.
Credo di averti odiato per questo, molto a lungo. Mentre ti amavo.
Adesso non ti odio più.
Ho riscritto la mia vita, l’ho riscritta nel sangue, lontano da te, lontano da me.
L’ho riscritta col sangue sull’asfalto in una sera amara, col sangue sul paradenti gettato in fretta nella mia borsa, con il sangue che pulsa ancora nelle mie vene.
L’ho riscritta, e tu non ci sei.
Era un attimo, mi bastava guardarti per annegare nei tuoi occhi, in una vita spesa a fuggire dal mondo, a crearne uno tuo che fosse diverso, senza la pretesa di apparire migliore, semplicemente diverso.
Mi tuffavo nel tuo oceano e affogavo nella tua malinconia cercando di immergermi nei tuoi pensieri, dove tu non mi portavi mai. A volte ci trovavo una stella, a volte una perla ed io te la mostravo, stupida idiota, non sapevo che errore stavo commettendo.
Non si può insegnare la vita a qualcuno, non puoi mostrare a qualcuno la sua parte più nascosta.
Non puoi pretendere che qualcuno ami la vita solo perché gliela spieghi.
Ti innamorasti di me, per quello che avevo visto e per quello che tu credi che di te io riuscissi a sopportare. Sbagliando.
Io ti amavo, ti avrei amato comunque, anche se tu fossi stata sempre un libro chiuso per me, non me ne sarebbe importato niente, ti avrei aspettato tutta la vita come un naufrago sulla sua isola, felice anche solo di poterti aspettare.
Nei tuoi occhi nascondevi verità che non si raccontano, ed io fui così imbecille da indovinarle e negarti la possibilità di tirarle fuori dal posto dove le avevi rinchiuse. Non capivo.
Sapere che eri il più severo carceriere oltre che schiavo dei tuoi pensieri non serviva a liberarti da essi.
Dalle tue parole dovevano essere affrancati. La mia complicità nel silenzio ha reso solo più dolorosa la nostra relazione.
Non ho saputo darti quello di cui avevi bisogno.
Qualcuno con cui parlare, con cui sfogarti, qualcuno a cui gettare addosso il veleno che la vita ti stava offrendo, per berlo insieme, dalla stessa coppa, come nella poesia che ho scritto per noi.
Non ho saputo darti il coraggio di raccontarti, non ho saputo indicarti la via della salvezza ed è per questo che stiamo entrambe su quel maledetto scoglio a picco sull’oceano, perché certe cose bisogna avere il coraggio di DIRLE, anche se non si possono accettare, che smettano di tormentarci nel silenzio, facciamole volare dalle nostre labbra, finalmente libere, che ci feriscano pure nel momento in cui spiccano il volo, saranno ferite lievi, poi potremo respirare senza più paura che un sospiro ci faccia del male.
Ho paura di farti del male con i miei sospiri, perché pesano come una condanna, e allora li lascerò volare e posarsi su questo foglio perché sappiano chiederti perdono, perché mi lascino finalmente alla mia vita e tu capisca che in questo volo c’è tutto quello che ancora ho da darti.

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